March 27, 2007

Chi ha distrutto la scuola

Avrò sbagliato, e se è così ne faccio pubblica ammenda, ma ho sempre pensato che parlare o scrivere della e sulla scuola sia una perdita di tempo. Tuttavia, se ho sbagliato, non è stato per difetto ma per eccesso di importanza attribuita al problema, cioè non perché io ritenga che si tratti di un argomento secondario: al contrario, penso che la scuola sia troppo importante e centrale per mettersi a discuterne nel clima di “tutti a casa” che si respira, nell’incapacità generale di cogliere i nodi essenziali del problema, anche in considerazione del fatto che ben pochi sembrano avere qualche idea decente su ciò che possa o debba essere ritenuto veramente importante e centrale. Senza fondamenta non si costruisce nulla, e se non si capisce che, soprattutto nel caso specifico, quello dei fondamenti è appunto il problema, tanto vale non affrontare neppure la questione.

Oggi, però, mi sembra che le “condizioni ambientali” stiano cambiando, che da più parti si stia cominciando ad avvertire quanto meno l’urgenza di un redde rationem, il che, nei miei auspici, nel mio wishful thinking, significa una cosa sola: che si faccia finalmente giustizia di una montagna di sciocchezze che sono state dette, scritte e, soprattutto, pensate sul sistema formativo. Ma qui siamo probabilmente già nel regno dell’utopia, e dunque rimetto i piedi per terra e mi accontento di qualche piccolo passo che, grazie soprattutto—è proprio il caso di dirlo—agli episodi di cui si sono occupate le cronache n questi ultimi tempi, si sta tentando di fare, di qualche spiraglio di luce che si comincia a intravedere dietro la spessa coltre di nebbia che avvolge tutta la materia.

Oggi, su Avvenire, un’intervista a Paola Mastrocola mi solleva dalla fatica di tirar fuori dal mio sacco qualche palata di farina, dal momento che sottoscrivo ampiamente l’impostazione generale della scrittrice-insegnante e quasi tutte le argomentazioni di cui il suo ragionamento si sostanzia. Il quasi si riferisce al rifiuto della Mastrocola di attribuire una reale rilevanza proprio a quegli episodi di cronaca che a me sembrano in qualche modo “provvidenziali.” Ma queste sono quisquilie rispetto a tutto il resto.

In breve, la Mastrocola difende la scuola e addebita la responsabilità dello stato di profondo disagio in cui versa questa importantissima istituzione alla crisi della famiglia, della politica e della televisione, o meglio dell’arte in generale, che “deve migliorare le persone, non peggiorarle e per questo ha una grande responsabilità.” Il risultato è che la scuola non può più fare affidamento su principi condivisi—sgretolati dalle crisi su indicate—e si trova ad avere paradossalmente tutti contro, a cominciare dai genitori.

Sono concetti piuttosto elementari, ma non bisogna farsi ingannare dall’apparente semplicità e genericità del ragionamento, perché i fattori di crisi indicati sono al contrario “precisi” e circoscritti. Attengono, appunto, a quei “fondamenti” cui accennavo prima. Prescindere da queste zone d’ombra della realtà in cui viviamo, a mio avviso, allontana qualsiasi possibilità di affrontare il problema per il verso giusto, senza girare intorno alle questioni e senza ingannare l’opinione pubblica. Riporto qui di seguito alcuni stralci dell’intervista.

La scuola è l’istituzione meno colpevole

«Credo che sia profondamente ingiusto dare tutta la colpa alla scuola rispetto a un degrado raccontato dai giornali solo nelle punte più sensazionali. Diciamocelo, una volta per tutte: se c'è una istituzione che è meno colpevole di altre, è proprio la scuola, perché è l'unica che cerca ancora di contrapporsi al degrado di valori che viene dal mondo esterno. La scuola cerca ancora di intervenire sulle questioni affettive, in qualche modo istituisce un'idea di disciplina e di onesta autorità e autorevolezza a cui in altri settori costantemente si abdica».


I veri colpevoli

«Mi irrita sentire frasi generiche come "È colpa della società". Non è possibile rimanere sempre in questo ambito dell'astratto. La società si declina in istituzioni e ce ne sono alcune che sono veramente fallite, creando un mondo di adulti che si riflette negativamente sul pensiero e sulla crescita dei ragazzi. […] Io direi che sono in profonda crisi la famiglia, la politica e la televisione. Vedo genitori che sembrano ignorare che l'impegno educativo è oneroso e richiede tempo, fatica, sforzi. […] La politica non è da meno: è diventata cialtrona, irresponsabile, volgare, in balia di scandali, tra intercettazioni e leggi come quella dell'indulto che fanno perdere credibilità. Non abbiamo messaggi esemplari, oggi, dal mondo dei politici, dove trionfano privilegi e arroganza. Non c'è più il senso della serietà e della responsabilità. Infine indicherei il mondo dell'arte e dello spettacolo: la televisione, il cinema, i libri. Quando mi è capitato di vedere spezzoni dal Grande fratello non riuscivo a credere ai miei occhi. Da che parte si va, se non verso il nulla, tra le pupe e i secchioni e gli amici della De Filippi? […] La televisione è un esempio, ma il problema va allargato al mondo dell'arte che non veicola più messaggi alternativi, positivi ed esemplari. L'arte deve migliorare le persone, non peggiorarle e per questo ha una grande responsabilità».


Non c’è nessun progetto di ricostruzione della montagna

«[N]on c'è più nessuno che chiede di avere una meta, un obiettivo di crescita personale. I ragazzi sono lasciati liberi a se stessi, affinché non disturbino la quiete edonistica familiare. Il problema di noi insegnanti è che non sappiamo più che cosa insegnare e se pretendere lo studio o no. Le innovazioni proposte dai vari ministri che si sono succeduti in questi anni rischiano di lasciare la scuola in un cumulo di macerie. Non c'è nessun progetto di ricostruzione della montagna. Ognuno deve trovare la sua strada, inventarsi la propria didattica. Oggi si vuole una scuola personalizzata sull'allievo. L'istituzione invece per poter crescere e poter continuare ad avere credibilità deve reggersi su principi condivisi. Saltato il sistema della condivisione, con la crisi delle istituzioni, la scuola brancola nel buio e deve affidarsi alla buona volontà e del buon senso dei professori. Oggi la scuola ha tutti contro, i genitori per primi, che non vogliono che il figlio impari a studiare ma sia solamente promosso; alla fine vincono loro, perché nella scuola di massa l'utenza ha sempre ragione. Non è ammissibile. La scuola deve sapere dove andare».



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