January 11, 2008

The sound of what cannot be seen

If there is any secret to this life I live, this is it: the sound of what cannot be seen sings within everything that can.
—Brian Andreas

[Via Woman Wandering]

Ferrara, la Fallaci e Sarkozy

Batto le mani a Giuliano Ferrara per la proposta di modifica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo al fine di introdurvi l’affermazione che il diritto alla vita va inteso “dal concepimento fino alla morte naturale”. […]

E’ bene che [la madre] sappia – prima di decidere – che ha dentro un essere umano che ha il diritto a vivere. Ogni donna lo sa con il corpo ma è bene che lo sappia anche in parole. La stessa affermazione era stata proposta laicamente da tanti in passato e ultimamente da Oriana Fallaci e anche a lei avevo battuto le mani […].

Sul filo dell’attualità aggiungo un applauso a Nicolas Sarkozy per aver rotto il tabù della laicità che per essere tale deve misconoscere la religione. Un passaggio che fu forse necessario per uscire dal dominio religioso che misconosceva la laicità, ma che non ha più giustificazione nell’Europa secolare del terzo millennio.


Lo scrive sul suo blog Luigi Accattoli, che così conclude il post:
Ferrara, la Fallaci e Sarkozy sono o paiono di destra mentre io sembro di sinistra? Niente di male: è dalla contaminazione che viene la vita.

Giustamente il vaticanista del Corriere scrive “sono o paiono” e “sembro.” Forse d'ora in avanti un numero sempre crescente di persone in qualche modo e a qualsiasi titolo impegnate in politica dovrebbe definire in maniera analoga la propria "collocazione." Grazie a Luigi Accattoli per avercelo, con discrezione, suggerito.

Un politico "in stato di grazia"

Il momento politico non è dei migliori (eufemisticamente parlando), d’accordo, però non tutto è da buttar via. Ad esempio, a sentire Veltroni, siamo a un passo dalla tanto attesa nuova legge elettorale, ancorché di transizione—ma a questo mondo tutto è transitorio, malgrado il fatto che in Italia nulla sia più duraturo del provvisorio …

Un’altra buona notizia, a giudizio di Lodovico Festa (sul Foglio di oggi), è “la maturazione a tappe accelerate di Roberto Formigoni.” Per spiegarsi, Festa ha tracciato un lusinghiero ritratto del governatore della Lombardia, contrapposto non senza una buona dose di perfidia al “miope” Pier Ferdinando Casini e al “presbite” Gianfranco Fini. Ne riporto un bel pezzo, perché merita:


Il presidente lombardo […] è da tempo un ottimo amministratore ed è anche un politico ormai dalla lunga esperienza. Negli ultimi anni, però, dava qualche segno di fastidio per il suo mestiere di governatore e di nervosismo nell’inventarsi nuove prospettive politiche. Il problema non è quello dell’ambizione, che è una virtù per ogni uomo pubblico, ma della capacità di intrecciare questo legittimo sentimento con una visione all’altezza dei grandi problemi nazionali, e di non farsi condizionare in questo sforzo né dalla miopia né dalla presbiopia. Non bisogna fare, insomma, né come il miope Pier Ferdinando Casini, che ragiona sempre da capocorrente dc (Arnaldo Forlani non gli ha dato l’ultimo tocco per diventare un cavallo di razza) tutto teso al suo interesse particolare. Ma neanche come il presbite Gianfranco Fini, che scambia il consenso che gli viene da sinistra (in quanto alternativa da usare contro Silvio Berlusconi) per moneta corrente da spendere subito nel proprio interesse. Miopia e presbiopia non sono mancati nel passato formigoniano: l’invenzione di partiti riformisti, il volere essere candidato al Senato a tutti i costi, qualche difficoltà nel rapportarsi a quello strano animale che è Forza Italia, qualche cedimento ai corteggiamenti in funzione antiberlusconiana del Corriere della Sera. Il tutto insieme a qualche svogliatezza verso il suo ruolo di amministratore, di cui si diceva prima.

Non so che cos’è successo, ma negli ultimi tempi, nessuno di questi difettucci si è più manifestato. Perfetto nell’accompagnare il movimentismo berlusconiano ma senza rompere con An, Udc e Lega; attento persino alle gesta di Michela Vittoria Brambilla; particolarmente aperto all’opposizione ma senza alcun accenno consociativo; generoso con i poveri martiri (Bondi&Cicchitto) che tengono in piedi Forza Italia, ma pronto a sentire i fondamentali grandi vecchi forzisti (da Giuseppe Pisanu a Giulio Tremonti). E’ anche riuscito, poi, a superare l’immagine, che avversari e qualche amico gli avevano cucito addosso, di politico che non era altro se non pura espressione di Cielle: e questo, naturalmente, senza perdere i legami di valore, cultura e anche di affetti con la comunità religiosa in cui è cresciuto. Questa situazione di nuova maturità lo ha favorito anche nelle cose amministrative, dove ha dimostrato un tocco eccezionale: così su Malpensa, affrontata come grande questione nazionale di sviluppo e urbanistica non come bega di potere locale, così sull’aborto, con un intervento che prende (e impone di prendere) sul serio la 194, così nel trovare un accordo con Antonio Di Pietro sulle autostrade lombarde. Sereno, ironico, leggero nelle inevitabili polemiche e pronto a offrire una sponda ai volenterosi. Veramente uno stato di grazia.

Festa prosegue con un paio di sollecitazioni al presidente lombardo, cui si chiede di “ridare un po’ di coerenza al centrodestra.” Ma qui si entra in dettagli sui quali non vorrei avventurarmi. Quel che mi sembra più interessante è che dal ritratto emerge un politico effettivamente “maturo” e … pronto per nuove e più ambiziose sfide e responsabilità.

L'autore dell'articolo, a mio giudizio, molto probabilmente non sbaglia quando conclude il suo ragionamento con questa constatazione:


L’Italia ha bisogno di dialogo, al centrodestra servono movimento, idee e obiettivi concreti. Sono pochi quelli che possono aiutare a perseguire questi due (ben separati) obiettivi, Formigoni al momento mi sembra quello in grado (e nella forma necessaria) di dare il contributo più utile.