May 27, 2008

Burma's tragedy from the inside


Two Burmese stories. That of Then Khin, who lost 15 family members when Nargis swept through, and his 29-year-old grandson, who has gone insane, wandering day and night through the fields looking for his wife and son, both of them swept away by the furious floodwaters that came with the cyclone. And that of Thaung Tan, a village made up of 250 houses where only six of them are still standing—that is to say all that is left to shelter the 1,000 or so people who survived the cyclone.
(Hat tip: Enzo Reale)



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L'ambientalista scettico colpisce ancora

L’ultimo libro dell’”ambientalista scettico” Bjørn Lomborg, Cool it, esce oggi per i tipi di Mondadori in traduzione italiana, con il titolo Stiamo freschi, perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale. Per l’occasione, sul Foglio, edizione online, si legge un’ampia e approfondita recensione di Piero Vietti, che raccomando vivamente all’attenzione dei lettori di WRH.

Vietti ricorda opportunamente che quando uscì il libro che ha fatto conoscere Lomborg in mezzo mondo, L’ambientalista scettico, nel 2001, lo scienziato danese venne accusato di tutto (“disonestà scientifica,” di appartenere alla schiera dei “climate change deniers,” i negazionisti del cambiamento climatico, e peggio). Purtroppo per i detrattori, però, nel frattempo sono arrivati anche riconoscimenti importanti, ad esempio Time lo ha inserito nell’elenco delle cento persone più influenti al mondo e The Guardian lo ha definito “una delle cinquanta persone che possono salvare il pianeta.”

In sintesi Lomborg non contesta affatto la teoria secondo cui l’aumento della temperatura mondiale negli ultimi anni sia dovuta alle emissioni di gas serra provocate dagli uomini, al contrario “la prende sul serio e dimostra come le misure previste dal protocollo di Kyoto e da eventuali nuovi accordi ancora più restrittivi non solo siano irreali ma spesso controproducenti.”

Insomma, da leggere (almeno la recensione, poi eventualmente il libro). Dico solo che la mia sfiducia negli scienziati—o almeno nella “scienza ufficiale,” cioè quella che quando parla guai a chi fiata (il che francamente è piuttosto il contrario di ciò che dovrebbe intendersi con il termine «scienza», ma tant’è)—esce rafforzata in maniera preoccupante da queste letture. Degli ecologisti in genere, per altro, mi sono sempre fidato poco, anche se continuo a pagare regolarmente la mia quota annuale a Greenpeace. Ma lì ci sono di mezzo le balene—che se la devono vedere coi giapponesi, gente tosta e che non molla mai—mica le solite storie.



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