October 23, 2006

Nessun errore di comunicazione

A sinistra qualcuno, a proposito del coro di critiche levatesi praticamente da ogni dove nei confronti della Finanziaria, aveva parlato di “errori di comunicazione.” Angelo Panebianco, come Luca Ricolfi (vedi post precedente), non è per niente d’accordo, e sul Corriere di oggi spiega perché (ma onestamente non rivela alcuna verità occulta):


In effetti, non sembra proprio che ci siano stati errori di comunicazione. La Finanziaria, criticata da quasi tutti gli economisti che contano, avversata da Confindustria (con le dure parole del suo presidente, Montezemolo) e stigmatizzata dalle società di rating, sembra invece lo specchio fedele dei rapporti di forza interni alla maggioranza. Uno specchio persino troppo fedele. Nel senso che, in genere, non si dà una così meccanica ed esatta corrispondenza fra gli equilibri politici e le scelte di politica pubblica. Ma in questo caso è accaduto. Per capire la Finanziaria bisogna sempre rammentare che la maggioranza ha un baricentro interno fortemente spostato a sinistra. Fatte le elezioni, lo dissero subito i numeri: a trionfare era stata la sinistra massimalista nelle sue varie anime, mentre la sinistra moderata era rimasta al palo.
[…]
Ma se le componenti moderate si indeboliscono troppo, il sistema bipolare finisce per autodistruggersi. Nessun bipolarismo può durare a lungo se le fazioni estremiste (inidonee a governare le democrazie capitaliste) acquistano troppo spazio. Credo anch'io che sia in atto «un complotto». Ma non contro il governo Prodi. Contro il bipolarismo.



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Iniziative benemerite (Frascati per esempio)

Il solito Luca Ricolfi—e la solita inziativa benemerita—nell'editoriale su La Stampa di oggi

Come possiamo credere nelle promesse di modernizzazione del Paese se, una volta giunti al governo, i modernizzatori non colgono l'occasione per passare dalle parole ai fatti? Merito, rischio, responsabilità, individuo, mercato, liberalizzazioni, concorrenza: su parole chiave come queste nei giorni scorsi i riformisti dell'Unione hanno discusso a Frascati, in una Conferenza promossa da Glocus, il think tank presieduto dal ministro Linda Lanzillotta. Iniziativa benemerita, piena di idee condivisibili, ricca di suggestioni per chi vuol cambiare l'Italia. Ma come non vedere il contrasto fra le parole e i fatti? Come non vedere che le parole di Frascati sono ignorate, calpestate, umiliate nell'impianto della Finanziaria?
[…]
Gli elettori non sono né bambini sciocchi, né inguaribili egoisti, semplicemente si sono accorti che la via delle riforme, indicata dal Dpef e dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, è stata accantonata. Nel decreto Visco-Bersani molti avevano visto soprattutto la «faccia Bersani», nella Finanziaria sono inevitabilmente condotti a vedere soprattutto la «faccia Visco». Non già, come si ama credere a sinistra, per difetti di comunicazione, ma proprio perché la comunicazione è riuscita perfettamente. La gente ha sotto gli occhi il primo tempo, quello del risanamento e dei sacrifici, ma non vede prendere forma il secondo. L'antica diffidenza per la politica dei due tempi le suggerisce che il secondo tempo non ci sarà, o sarà la continuazione del primo. Difficile pensare che 20 miliardi di aggiustamento «aggiuntivo», ossia non necessari per tornare nei parametri di Maastricht, possano preludere a minori tasse e a vere riforme della spesa pubblica. Gli italiani hanno dimostrato più volte di saper inghiottire anche le medicine più amare, ma qualcuno deve saper loro fornire un perché.



Incredibile la tenacia di quest'uomo, la sua (donchisciottesca?) battaglia, spes contra spem, per scuotere la sinistra (riformista?). In ogni caso, una segnalazione doverosa.



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