May 10, 2008

Al blogger disperso

Nessuno, che io sappia, ha mai scritto un requiem per i blogs scomparsi. Né ho voglia di farlo io, ma un cenno, malinconico, mi sembra giusto farlo. Panta rei, certamente, però prenderne atto non è mai uno scherzo. Vai a sapere le storie, magari pure complesse, inestricabili. Creare un blog non è difficile, difficile è mantenere l’abitudine per anni, per questo molti mollano e, insalutati ospiti, lettori e scrivani spariscono nel nulla.

Oggi mi sono deciso a dare un’occhiata al blogroll—dopo un po’, lo confesso, perché il tempo è sempre maledettamente tiranno e uno non si può permettere di tenere dignitosamente aggiornato il proprio blog e nello stesso tempo di essere assiduo con quelli altrui, almeno noi che teniamo famiglia, un lavoro e una marea di cose da fare per tirare la carretta. Ebbene, che cosa ho trovato? Un’ecatombe. Quindici in meno, spariti nel nulla—due, addirittura, sono diventati “privati,” pensate un po’…, se ci penso mi vengono i brividi: il Web può perfino diventare un luogo “de noantri.” Teoricamente, chiaro, si sapeva già, ma poi vedere la messa in pratica … Altri, infine, talmente ripiegati su stessi e i propri famigli da non potersi più annoverare tra i titolari di blog pubblici. Wow, non mi ci raccapezzo. Eppure chissà quante buone ragioni, quante storie, appunto.

Volevo solo dire che ho cancellato … ciò che non c’è più. Ma solo per non immalinconirmi in futuro, cliccando verso il nulla, oltre che per offrire elenchi veritieri, cioè non fasulli, ai visitatori. Un pensiero commosso ai vecchi tempi, in ogni caso, mi sembra doveroso. Finché l’oblio non avrà fatto la sua parte fino in fondo, un posto nella memoria, per voi amici, ci sarà. Promesso.
God bless.



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Facci e l'incontrovertibile

Secondo me Filippo Facci, a volte, è veramente forte. Il pezzo di oggi sul Giornale, per dire, è a mio avviso quintessenziale, nel senso che ha qualcosa a che fare con quell’essenza purissima, ottenuta mediante cinque distillazioni, che gli alchimisti ritenevano essere la sostanza intima e fondamentale di un corpo—il corpo in questione potrebbe benissimo essere il giornalismo polemico à la Montanelli, adattato naturalmente allo Zeitgeist.

Dirò di più (o di meno, vai a saperlo): Facci, che ha il potere della sintesi, dà voce a un sentire tanto semplice quanto “incontrovertibile,” e lo fa con un linguaggio e uno schema logico del tutto adeguati allo scopo, che è quello di irridere le altrui défaillances rendendo pienamente ragione della miseria dialettica e della risibile superficialità dell’approccio alle questioni di cui le sue vittime (illustri o psedo-tali) tentano di occuparsi. Il tutto con un’immediatezza e una spontaneità disarmanti.

Nello specifico di oggi, il Nostro ha sfiorato vette inviolate di comune sentire di noi gente comune (perdonate il bisticcio). Bella forza, si potrebbe dire: e che ci sarà mai di così sublime in tutto questo? Niente, se non il fatto, appunto, che è diventato talmente raro leggere e ascoltare uno che ragiona in modo così familiare (terra-terra) e, come dicevo, “incontrovertibile.” Come incontrovertibile è che Travaglio, purtroppo per lui, non è Lino Toffolo. E neppure Beppe Grillo.



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