October 15, 2007

Sciopenàuer trasloca

Sciopenàuer, il blog di Alan Patarga, ha lasciato Splinder per approdare a Blogspot. Alan è un giornalista. Attualmente scrive sul Foglio (a proposito: congratulazioni!), ma quando ho fatto la sua conoscenza, qualche anno fa, era al Corriere Canadese. Credo di essere stato tra i primi a linkarlo, segno che ogni tanto ne indovino una. E se oggi sono tra i primi a segnalare anche il cambio di casa, oserei dire che nel frattempo non ho perso colpi. In bocca al lupo, Sciopenàuer!



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Date a Wittgenstein quel che è di Wittgenstein

Caso Stenico. Non ho visto il programma televisivo (“Exit,” su La7) da cui tutto è partito, ne so soltanto quanto è stato riferito dai giornali, e, su quella base, la questione mi è sembrata abbastanza chiara: l’alto prelato è risultato, per esprimersi in termini politically correct (o almeno ci provo), “non in linea” con quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica prevede, e a fortori, oserei dire, con la condotta che si presume debba venire seguita da persone che ricoprono funzioni importanti all’interno della Chiesa, dalle quali, appunto, si può legittimamente pretendere che agiscano in conformità con i principi e le regole di comportamento che valgono per i “semplici” fedeli.

Ora, si badi bene, un non-cattolico può essere o meno d’accordo con quei principi e quelle regole, sono affari suoi e della visione del mondo che ha (oppure non ha) o della setta, congrega o consorteria cui appartiene. Ma se uno è «cattolico»—che non è esattamente lo stesso che dire, genericamente, «cristiano»—non può, o se si preferisce non dovrebbe, gestirsi come se non lo fosse. Quindi il prelato è in torto marcio, mentre chi eventualmente glielo facesse notare—e gli chiedesse conto del suo agire—sarebbe nel giusto.

La novità di oggi, in materia, è che su la Repubblica si legge un’intervista in cui il cardinale Herranz, giurista e presidente della Commissione disciplinare del Vaticano, esprime con parole che mi sono sembrate misurate e prudenti il suo punto di vista (che poi è quello ufficiale del Vaticano) sulla vicenda. In particolare il cardinale fa presente “che è la Santa Sede la prima ad essere interessata a fare pulizia al suo interno. Sempre se le colpe saranno provate in un adeguato processo.”

Onestamente, a me sembra che il cardinale abbia perfettamente ragione, e questo al di là dell’espressione “fare pulizia,” che è piuttosto forte, ma che è tollerata e anzi quasi d’obbligo quando si discute, ad esempio, di abusi politici e amministrativi, in quanto rende bene l’idea che certi comportamenti non sono accettabili e vanno censurati con fermezza. Per cui proprio non riesco a capire perché, su un blog che ha tanti meriti, e che meritatamente è letto da tanti utenti della blogosfera, si leggano sentenze come questa (e con un titolo piuttosto altisonante e categorico):

Se Dio esistesse, non sarebbe il vostro
A me l'intervista (su Repubblica) al cardinale Herranz sui preti gay, a base di espressioni come "fare pulizia", fa un po' schifo.

Ora, a me sorgono spontanee tre obiezioni:
a) l’intervista non è “a base di espressioni” come “fare pulizia,” in quanto contiene un ragionamento un po’ più articolato (come si evince leggendo il testo, che è riprodotto qui);
b) nel titolo c’è un’evidente incongruità: uno potrebbe risparmiarsi di emettere sentenze su come e cosa dovrebbe essere, a suo modesto avviso, Colui all’esistenza del quale non crede: molto meglio quando Luca Sofri dice la sua su come e cosa dovrebbe essere il segretario del Pd (solo un pochino meno persuasivo sarebbe quando, a lui che è di sinistra, venisse in mente di provare a fare la stessa cosa sul versante CdL);
c) se a qualcuno “fa un po' schifo” l’intervista del cardinale, a qualcun altro potrebbe fare lo stesso effetto un post di 2-righe-2 in cui vengono “sistemati” un cardinale e, sia pure alla lontana e un po' alla buona, nientemeno che Domineddio.



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