February 5, 2008

Auguri, Clementina

Clementina Forleo, evidentemente, ha stufato. Chi? Il Csm, naturalmente. Infatti si apprende oggi che la Prima Commissione dell’organo di autogoverno della Magistratura ha deciso all'unanimità di muovere un'altra accusa—sempre nell'ambito della procedura di trasferimento d'ufficio, risalente al 4 dicembre scorso, per “incompatibilità ambientale e funzionale”—nei confronti del gip milanese. La Forleo, come riferisce il Corriere e vari altri organi di informazione, avrebbe «personalizzato» le sue funzioni, interessandosi troppo, e ben al di là del suo ruolo istituzionale, al procedimento sulle scalate bancarie.

Che dire? Probabilmente la “trappola” in cui la Forleo è caduta è di tipo emotivo. Molto battagliera, ma anche molto giovane, ha reagito allo stress del suo isolamento istituzionale lasciandosi andare a pubbliche dichiarazioni circa presunte intimidazioni nei suoi confronti da parte di «soggetti istituzionali» e pressioni provenienti da non meglio specificati «poteri forti» affinché desse un taglio ai procedimenti di cui si occupava da gip. Ebbene, il Csm le rinfaccerebbe che tali accuse sarebbero rimaste «prive di riscontro». Dunque, la gip avrebbe creato creato «infondati allarmi» nella pubblica opinione.

Contropiede riuscito, si direbbe. Difficilissimo provare le pressioni, che sono ovviamente e immancabilmente sottili e ambigue—ché altrimenti il «potere» non sarebbe più il «potere» e chiunque potrebbe permettersi il lusso di sparlarne in libertà. Facile, invece, cogliere in fallo chi non ha dimestichezza con il linguaggio “polisemico,” se così si può dire, dei potenti. Qualcuno ricorda come Padre Cristoforo, nei Promessi Sposi, racconta al povero Renzo—che vuol sapere che diavolo ha risposto, il suo persecutore, al volenteroso frate—l’esito infausto del suo colloquio con don Rodrigo?

Le sue parole, io l'ho sentite, e non te le saprei ripetere. Le parole dell'iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile. Non chieder più in là. Colui non ha proferito il nome di questa innocente, né il tuo; non ha figurato nemmen di conoscervi, non ha detto di pretender nulla; ma... ma pur troppo ho dovuto intendere ch'è irremovibile. [Cap. VII]


Povero Renzo, povera Clementina: che guaio non aver letto il capolavoro manzoniano! Circostanza invero inevitabile nel primo caso, ma non, ahimè, nel secondo. Una cosa è pressoché certa: chi ha letto (con attenzione) il romanzo può ricavare da questo e da altri brani un’interessante lezione circa il come bisogna parlare e come non bisogna parlare, quel che si può dire (e come, quando e a chi) e quel che si può solo lasciar intuire tra le pieghe del discorso!

E la sostanza? Vale a dire il sospetto più che legittimo, se non doveroso, sui fatti all’origine di tutto? Chi se ne importa. O meglio, importa e come, ma, c’è da supporre, non sempre ed esattamente nel senso della giustizia e del suo corso naturale. Auguri, comunque, a Clementina Forleo, che si è procurata nemici che la sanno lunga. «Nemici», sia ben chiaro, in senso “tecnico,” poiché tutti, fino a prova contraria, sono persone dabbene, cioè uomini d’onore. Ed essi dicono che Clementina fu ambiziosa (o avventata, o che esagerò, ecc.): quel che ci vuole è rispetto, rispetto, rispetto. Auguri.



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