November 28, 2006

Fuga verso la Mole?

Non è il capo della redazione romana di Libero, Fausto Carioti, ma il blogger che risponde alle medesime generalità—e poi qualcuno si lamenta dei giornalisti che bloggano!—a farci omaggio di un’informazione piuttosto interessante: che al manifesto, anche dopo la fuoriuscita di Riccardo Barenghi-Jena (emigrato a La Stampa), c’è ancora qualcuno che talvolta anche delle persone (come dire?) terra-terra riescono a leggere e ad apprezzare. Tenersi forte please, perché si tratta nientemeno che di quell'intellettualone di Valentino Parlato, il quale stavolta l’ha proprio azzeccata riconoscendo che l’Unione altro non è se non “il parassita di Berlusconi” e campa sulla paura che il Cavaliere possa prendersi la rivincita. E che, in buona sostanza,

se Berlusconi non fosse sopravvissuto al suo mancamento l’Unione sarebbe al disastro, il suo collante si sarebbe sciolto e tutti i suoi componenti, grandi e piccoli, non saprebbero più che strada prendere, che cosa proporre, con chi governare e, soprattutto, governare per cosa.

Parole sante, mi pare. Resta però un dubbio: adesso dobbiamo aspettarci che anche Parlato si trasferisca armi e bagagli sotto la Mole Antonelliana?



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Cossiga: dimissioni da respingere

Non mi intendo di protocolli di comportamento parlamentare, dunque non saprei se lo “sgarbo” di cui il Presidente emerito Francesco Cossiga ha accusato il ministro dell’Interno sia tale da costituire una motivazione sufficientemente grave per le dimissioni da senatore a vita. A intuito direi di sì, ma non ci posso mettere la mano sul fuoco—e con questo non voglio dire che, al limite, potrebbe trattarsi di una decisione presa per “futili motivi,” ma solo che, rispetto a una prassi consolidata che io ignoro, Cossiga potrebbe aver sopravvalutato (volutamente o no) la reale portata dell’incidente.

Il Presidente emerito, comunque, non è nuovo a questo tipo di annunci. Attenzione, però: gli scettici dovrebbero tener presente che, in precedenza, all’intenzione sono seguiti già due volte i fatti, cioè quando si dimise da ministro dell'Interno, dopo l'assassinio di Aldo Moro, e da Presidente della Repubblica, due mesi prima della naturale scadenza del mandato (nel 2002, invece, si dimise da senatore a vita in polemica con Carlo Azeglio Ciampi, ma le dimissioni furono respinte).

Una cosa è certa: Cossiga non finisce mai di stupire, di spiazzare, di vivacizzare la scena politica con “uscite” che possono apparire paradossali o meramente ironiche, provocatorie e quant'altro, e invece sono con ogni probabilità molto mirate e precise. Il bersaglio, in questo caso, forse è Amato, ma più probabilmente è il Capo della Polizia, o più probabilmente ancora sono entrambi. Ma il Presidente emerito sa anche giocare sublimemente di sponda, quindi può darsi che la palla da biliardo abbia una traiettoria più complessa, che c’entrino, cioè, situazioni e relazioni non ancora del tutto evidenti, o evidenti solo a chi può essere il destinatario “ultimo” del messaggio.

Per il resto, sinceramente, non credo che le dimissioni saranno, per così dire, coronate da successo. Come ha detto laconicamente Giulio Andreotti, “saranno respinte.” Personalmente ne sarei felicissimo, insieme a tutti gli estimatori di Cossiga, tra i quali da sempre mi ritrovo. Ma se così non fosse, dico semplicemente che, a mio parere, il Senato non sarebbe più lo stesso. Ecco perché dissento profondamente da queste parole:


«Non credo proprio che le mie dimissioni saranno una 'bomba' in questo particolare momento politico. Non vedo che influenza possano avere nella vita istituzionale e politica del Paese. Sono stato preso a pesci in faccia da Giuliano Amato. Amato, uomo prudente e molto attento a rapporti di forza ha fatto rispondere ad una mia interpellanza da uno sbirro di De Gennaro, Roberto Sgalla, mai conosciuto. Vuol dire che nella vita politica italiana non conto nulla. La sensazione è di non essere considerato utile al paese.»

Diciamo piuttosto che a qualcuno Cossiga potrebbe dar fastidio. Anzi, possiamo tranquillamente rinunciare al periodo ipotetico. In ogni caso, una cosa ben diversa, e una ragione in più per respingere le dimissioni, magari con tanto di scuse da parte di chi di dovere.




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