November 10, 2006

E' ancora l'America di Tocqueville


Sembra un destino, il voto americano mi riconcilia con le penne che ho più detestato e punzecchiato (punzecchiare una penna? Vedi un po' 'sti bloggers cosa si inventano ...). Ieri Vittorio Zucconi, oggi Francesco Merlo, naturalmente su Repubblica, entrambi. Un editoriale memorabile (grazie di cuore a Camillo che ha raccomandato la lettura). Riporto solo la conclusione, ma voi datemi retta (anche a Camillo, ci mancherebbe!), leggetevelo tutto e poi mettetelo da parte.

E restiamo a bocca aperta vedendo che anche Bush, come tutti gli altri, ci impartisce lezioni, nonostante la stanchezza di una nazione in guerra. L'America di Bush è ancora l'America di Tocqueville, e rimane il nostro modello di riferimento. La sola differenza è che oggi siamo noi quegli incredibili americani che furono scoperti e deformati dai pregiudizi. Con una lingua politica che è una babele, con le procedure istituzionali ridotte ad apparati cerimoniali, con una inaderenza cadaverica alla realtà che velocissima ribolle, siamo noi "i decaduti” […]. I selvaggi, l'umanità sguaiata, siamo diventati noi.