August 25, 2006

E il Cardinale ammalio' il Meeting

Sul Foglio uno splendido resoconto dell’intervento dell’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, al Meeting di Rimini. Presentazione leggermente enfatica (questione di linee editoriali, ma questo è normale in regime di libertà di stampa e con buona pace dei laicisti incalliti):



fra i più grandi teologi viventi, il cui nome è stato fatto spesso per il pontificato, […] oratoria ammaliante tipica dei domenicani, […] instancabile poliglotta […]. Porta con eleganza la sua eminenza …



Ad ogni modo, l’uomo non a caso è membro della congregazione per la Dottrina della Fede, nonché allievo di Joseph Ratzinger. E poi—un’annotazione che potrebbe aver fatto Vittorio Messori—il cardinale è l’esemplificazione vivente della differenza fondamentale che c’è fra un teologo cattolico e uno protestante: il primo pensa in “e/e”, il secondo in “o/o”. Ma per afferrare bene il concetto non c’è che leggere tutto l’articolo. Quello che segue è soltanto un piccolo assaggio:


Israele deve vivere


“Israele deve vivere perché è il popolo dell’alleanza e l’alleanza, come ha detto Giovanni Paolo II, non è mai stata revocata. Lo ‘scandalo Israele’ per il mondo e le altre religioni, anche per noi cristiani e gli ebrei non credenti, è che Dio abbia scelto questo piccolo popolo. Lo ha chiamato alla diversità, a essere suo erede e suo popolo. E questo è uno scandalo per le grandi nazioni, che Israele rimanga il segno nella storia che la scelta di Dio è libera. Oso dire con san Paolo che tutta la storia dell’umanità e la storia di oggi è intimamente legata a questa vicenda, all’avventura ebraica, una scelta di Dio che non scusa gli errori umani e il peccato di nessuno, ma resta un fatto con le sue tracce concrete. Israele, fino alla venuta definitiva del Messia che noi crediamo essere Gesù, rimane per sempre questo luogo e questa realtà della prima scelta di Dio. Il popolo eletto mai potrà dire che Dio non ha promesso a lui la terra. La terra d’Israele, nonostante tutto il dramma, rimane un segno concreto della scelta”.


Evoluzionismo*


“L’evoluzionismo alimenta il riduzionismo, nel senso che dimentica l’approccio limitato della metodologia, rendendo la metodologia un tutto. Se assumiamo come un tutto la metodologia limitata dell’approccio quantitativo, soprattutto nel campo della biologia, è allora che vediamo quanto questo sguardo sia riduttivo. La vita è qualcosa di più delle sue condizioni materiali. Cosa sia questo ‘di più’ è la grande difficoltà di oggi, un problema che va al di là della metodologia quantitativa ma che per questo non è meno una realtà”.

Scientismo


“Lo scientismo è il non riconoscere i limiti inerenti alla metodologia e all’approccio quantitativi. Viktor Frankl, discepolo di Freud, psicologo ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, ha detto che la saggezza è la scienza più il rispetto dei propri limiti. L’affascinante epopea della scienza moderna è di aver trovato, in un modo sconosciuto a tutta la storia anteriore, la meraviglia dell’origine della vita. I nostri bisnonni non sapevano nulla di ciò che sappiamo noi oggi sul primo momento della genesi di un essere umano nuovo. Non c’è dubbio possibile che dal momento della fecondazione dell’ovulo ci sia già tutto l’essere umano. Questo non vuol dire che basti a se stesso, ha bisogno di molte condizioni per divenire e procedere nella vita, ma è già un essere individuale tra miliardi di altri esseri umani. Non lo sapevano gli anziani, ma noi sì e sempre di più e grazie alle scienze esatte abbiamo una conoscenza che ci obbliga molto più che nel passato al dovere morale. L’uomo da solo non potrebbe e mai potrà produrre anche una sola cellula del corpo, l’immensa complessità di una sola cellula del vivente”.

Cosa è l’uomo?


“L’avventura delle scienze esatte, le chiamiamo sempre così anche se non sono tanto esatte quanto naturali, è di procedere sempre di più nel conoscere le condizioni dell’essere umano. Ma le condizioni non spiegano la domanda metafisica par excellence, ‘quid est?’ diceva Aristotele, cosa è l’uomo? Qualcosa o qualcuno? Il fascino di conoscere fa dimenticare la questione del chi è? Resta la domanda fondamentale, arricchita da tutto il nostro sapere sulle condizioni biologiche. Nella ‘Fides et Ratio’, Giovanni Paolo II aveva detto che dovevamo ritrovare la questione fondamentale dell’uomo e del che cosa è l’uomo”.



* In materia di evoluzione è molto interessante leggere un artcolo del Cardinale pubblicato sul New York Times del 7 luglio 2005 (traduzione italiana presso il sito di Sandro Magister) e la risposta dello stesso alla replica (entrambe in versione italiana) del fisico nucleare Stephen Barr.


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