June 12, 2007

E Di Pietro la disse giusta

Cerchiamo di spiegarci bene sulle intercettazioni: non si tratta di maramaldeggiare—attitudine moralmente disgustosa e politicamente squallida in cui di solito la sinistra è magistra—, però cerchiamo di non esagerare neppure nel senso opposto. Come ha fatto, dispiace dirlo, Giuliano Amato. Non sono sicuro, cioè, che l’uso delle intercettazioni sia «una follia tutta italiana», nel senso che ho dei dubbi, innanzitutto, che si tratti di una «follia» e, in subordine, che si sia di fronte a un fenomeno tipicamente «italiano».

Ma di una cosa sono ragionevolmente certo: che «il vero problema non è pubblicare o meno le intercettazioni. È invece commettere o non commettere fatti di commistione tra la politica e affari», anche perché «chi fa politica non può farla nell’interesse di corporazioni e lobby, ma deve farla nell’interesse di tutti» (ibidem). Sono parole di Di Pietro, e c’è da credermi se confesso che il trovarmi d’accordo con lui su una materia come questa non mi entusiasma affatto. Ma tant’è. Essere garantisti non significa approvare la politica dello struzzo.

Dopodiché discutiamo pure sui “poteri forti” e sulle loro trame, sulle coincidenze che si moltiplicano, sul coordinamento che si intravede dietro alcune vicende e soprattutto su chi ha fatto in modo che l’opinione pubblica ne venisse a conoscenza “al momento opportuno,” discutiamo su tutto, avanziamo dubbi e sospetti, ipotesi e controipotesi, ma cerchiamo di non perdere di vista la sostanza. Parlando di blogosfera, ad esempio, fa male, molto male, Luca Sofri-Wittgenstein a minimizzare (e banalizzare). Ha fatto un po’ meglio Camillo-Christian Rocca:


Max-facci-sognare-D'Alema ha ragione: non siamo uno stato di diritto. Non si capisce, però, come mai non l'abbia mai detto quando quello che oggi accade a lui – tutto sommato pochino – è capitato a centinaia tra avversari politici, soubrette e dirigenti di squadre per cui non fa il tifo.

(Quanto al merito politico: non dovrebbe spiegare come mai ai tempi dei furbetti si indignava con chi metteva in relazione i Ds con la sognante scalata Bnl dell'Unipol?)


Che non siamo uno stato di diritto, comunque, sarà anche vero in generale, ma dedurre ciò dalle vicende in questione penso sia qualcosa che meriterebbe qualche ulteriore approfondimento.

Sempre restando agli aspetti non tanto di immagine (compromessa) quanto di sostanza, e per dare uno sbocco concreto alle solite querelles, penso che il suggerimento “provocatorio” gentilmente porto su un piatto d’argento da Riccardo Barenghi, stasera a Otto e Mezzo, sia molto sensato: facciamo in modo che le cose siano chiare ed esplicite, e cioè che siccome la politica ha i suoi costi, ecc., ecc. Così, aggiungo io, la finiamo una volta per tutte di blaterare di “superiorità morale” e compagnia bella.

Un suggerimento che non è destinato a ricevere l’autorevole endorsement del compagno rifondarolo Migliore, né quello di Travaglio Marco (anche loro ospiti di Otto e Mezzo stasera). Quest’ultimo, tuttavia, ha affidato al suo sito Web un articolo (che sarebbe dovuto comparire sull’Unità di oggi se non fosse stata in sciopero) che, fatta la tara della ben nota cordialità nutrita dal Nostro per il Cavaliere, potrebbe sembrare persino leggibile (oggi gli ossimori stanno di casa a WRH …):


Se in Italia non esistesse Berlusconi con la fairy band dei Previti e dei Dell’Utri, ce ne sarebbe a sufficienza per chiedere le dimissioni di Massimo D’Alema da vicepremier, di Piero Fassino da segretario dei Ds e di Nicola Latorre da vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato. Quello che emerge dalle loro telefonate con Giovanni Consorte (e, nel caso di Latorre, anche con il preclaro “compagno” Stefano Ricucci) ha un solo nome: conflitto interessi, e dei più gravi. Naturalmente tutto il dibattito è falsato dalla presenza in Parlamento di Berlusconi e della fairy band, al cui confronto il gravissimo conflitto d’interessi Ds-Unipol-coop rosse impallidisce. Ma in un paese normale (espressione cara a D’Alema), nel quale dunque Berlusconi & C. fossero già stati sbattuti fuori dalla vita pubblica, i telefonisti rossi se ne dovrebbero andare su due piedi.

Un paese normale, tuttavia, non avrebbe prodotto un fenomeno Berlusconi, per la semplice ragione che non ci sarebbero stati né il più grande partito comunista dell’Occidente, né, di conseguenza, cinquant’anni di ininterrotto governo democristiano, né i fenomeni Di Pietro e Borrelli, e Travaglio, e chi più ne ha più ne metta. Perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, tout se tient, mes chers amis.



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Ricordo di Richard Rorty

Gianni Vattimo sul grande filosofo americano Richard Rorty, mancato venerdì scorso nella sua casa di Palo Alto, California, dopo una lunga malattia. Su La Stampa di ieri. Grazie a Azioneparallela.

Rorty pensa [...] che il mondo è una faccenda che implica cose e persone, non c'è niente come un astratto rapporto del «soggetto» con l'«oggetto», come lo pensava la filosofia moderna da Locke a Cartesio e poi a Kant e a Husserl. Questo è il tema del grande libro su La filosofia e lo specchio della natura e delle opere che vi hanno fatto seguito, da Conseguenze del pragmatismo (1982) a La filosofia dopo la filosofia (1990) a Verità e progresso (1998).

[...]

Rorty non è affatto scettico; rivendica però, con coerenza, la qualifica di relativista, perché - come Heidegger, come Nietzsche, come lo stesso Hegel - sa che non può guardare al mondo «da nessun luogo», è sempre coinvolto in una situazione storica e in un punto di vista particolare.



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Tibet, a distressing picture


[UPDATED]
“If the present situation is the same in 15 years then I think Tibet is finished,” said the 71-year-old Dalai Lama in Melbourne a few days ago. “China has almost completed its aim to totally destroy Tibet,” he added. Yet, AP reported that Australian Prime Minister John Howard has refused to announce whether he will meet—he said he was checking his schedule ...—with the Nobel Peace Prize winner, who is set to visit Canberra later this month, a prospect that prompted China's foreign ministry to warn Australian officials against engaging His Holiness the 14th Dalai Lama, Tenzin Gyatso.

In confirmation of Dalai Lama’s warning a 79-page report entitled “No one has the liberty to refuse,” released on Sunday, June 10, 2007, by Human Rights Watch, says that the Chinese government is forcibly relocating Tibetan herders to urban areas and farmland, destroying their livelihoods and way of life, and denying them access to justice for violations of their rights. Many of them have been required to slaughter their livestock and move into newly built housing colonies without consultation or compensation. Since 2000 the Chinese government’s campaign has put traditional lifestyles and livelihoods at risk for the approximately 700,000 people who have been resettled in western China, says the report.


That is why Human Rights Watch, the international organisation which monitors respect for human rights throughout the world, called on the Chinese government to impose a moratorium on all resettlements

until a mechanism can be established whereby independent experts carry out a review of policies that require or produce displacement and resettlement of Tibetan herders and other rural populations in Tibetan areas, the confiscation of their property, or imposed slaughter of their livestock. This review should entail assessing the compliance under Chinese law, such as the new Property Rights Law 2007, and international law with the rights of Tibetan herders.

As it was not enough, according to Kai Mueller, Executive Director of ICT-Germany, there is now also an environmental emergency. In fact he ‘roof of the world' is threatened by melting glaciers and other extreme weather phenomena, with disastrous predictably consequences for the lives of millions of people in Asia as well as those on the high plateau (a recent report by the UN Intergovernmental Panel on Climate Change forecast that, if current trends continue, 80% of Himalayan glaciers will be gone in 30 years). China's presence in Tibet for more than half a century, says Kai Mueller,



“has had devastating effects on the environment so far, particularly as a result of Beijing's plans for fast-track economic development of the region. Deforestation, mega-projects such as the new railway to Lhasa, water shortages and hydro-power projects, unchecked effects of the extractive industry and the beginning of mass tourism are serious threats to the fragile Tibetan high-altitude environment, which matters to the whole of Asia and the rest of the world.”

This is indeed a very distressing picture of the situation. ICT has called upon the G8 to press President Hu to move forward with an environmental plan for Tibet that takes into account the fragility of the unique high-plateau environment, which is so critical to the rest of the world.
UPDATE — June 12, 2007, 11:00 am
1. Australian PM John Howard will meet the Dalai Lama. After first saying Howard was trying to find time in his schedule to meet His Holiness the 14th Dalai Lama, Tenzin Gyatso, the prime minister's office said Tuesday the two would meet “later in the week.”
2. Speaking in Canberra, the Dalai Lama has warned major nations not to try to contain China's economic and military rise, but has urged countries like Australia to use their trading clout to pressure Beijing on human rights, Reuters reports.



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