November 5, 2006

Comunicazione di servizio

Un po’ alla volta—lentamente perché il tempo a disposizione è sempre troppo poco—sto aggiornando gli elenchi dei links di questo blog. Raramente vado a curiosare nei blogs utilizzando le liste qui accanto (preferisco usare i “preferiti” del browser o il mio aggregatore di feeds), per cui scopro qua e là un link obsoleto (ma si rimedia subito), un blog cancellato, uno abbandonato (qui, invece, la cosa è irreparabile).

La blogosfera è mobile, gente che va e gente che viene, dunque nessuna sorpresa se qualcuno si stanca di tenere un blog e decide di sparire dalla circolazione, anche se a me certe perdite dispiacciono. Ma in questi casi, anche per un senso di lealtà nei confronti dei visitatori, penso che la cosa giusta da fare sia cancellare il link. Infatti, perché un blogroll abbia senso bisogna che sia aggiornato e corrispondente alla realtà. Ma quella corrispondenza alla realtà va intesa, credo, anche nel senso di un minimo di «sintonia» che deve esserci tra chi crea il collegamento e chi viene collegato. Non parlo tanto di reciprocità—che se c’è è meglio, ma non è obbligatoria—quanto proprio di un idem sentire, sia pur limitato a certi aspetti della vita, non certo su tutto, che sarebbe oltretutto impossibile oltre che non auspicabile!

Insomma, sto sistemando un po’ le cose. Non solo per togliere, anche per aggiungere. A proposito: grazie ai bloggers che hanno di recente messo un link a WRH. Datemi solo il tempo, di solito contraccambio, a meno che non mi accorga di avere a che fare con sostenitori di terroristi e tagliatori di teste, o con simpatizzanti di dittatori e tiranni di qualsiasi colore e provenienza, trafficanti di armi, di droga e (il che è lo stesso) di imperdonabili menzogne storiche, ideologiche e culturali. Ma state tranquilli, a occhio e croce non è il caso vostro ...



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Venezia? "Tu ne stupisci ..."

Personalmente, sul piano intellettuale, ho grande stima del sindaco filosofo di Venezia, Massimo Cacciari. Sul piano politico penso che abbia avuto parecchie buone ispirazioni e che, comunque, se lui fosse “rappresentativo” della sinistra italiana, non sarebbe certo una disgrazia, tutt’altro. Dal punto di vista amministrativo non saprei, non vivendo a Venezia e non essendo incline a basarmi sul sentito dire per farmi delle opinioni. Premesso questo, come tanti, sono perplesso sulla propensione manifestata dal sindaco a fermare i lavori del Mose per valutare soluzioni diverse.

Sul Gazzettino di oggi c’è una lettera del governatore del Veneto, che polemizza duramente con Cacciari, ma si lascia andare anche a reminiscenze letterarie di tutto rispetto, come questa citazione petrarchesca:


«Tu ne stupisci, e chiedi come ciò sia possibile nel grande e davvero incomparabile splendore di questa vastissima città.»

La lettera si conclude con un’altra citazione, stavolta più prosaica, ma non per questo meno degna di attenzione: l'ultimo numero del Giornale dell'Arte. Eccola qua:


Mose o non Mose? Questa è la polemica che da vent'anni ha messo quasi in stallo la politica per la salvaguardia di Venezia. Gli scienziati, però, si sono quasi tutti schierati per un sistema di dighe mobili; lo sappiamo perché nel 2003 nell'Università di Cambridge ci fu un convegno di tre giorni, frutto di due anni di studio, finanziati dal Venice in Peril Fund, che esaminò tutte le ricerche condotte dal 1966 sull'alluvione di Venezia, le sue cause e le possibili cure. Un convegno serio, dunque, a cui parteciparono 130 scienziati tra Italia, Paesi Bassi, San Pietroburgo, Boston, Londra, New Orleans e altrove. Nessuno di loro pensava che Venezia potesse essere protetta senza le dighe.


Ora, visto che dopo tutto non si tratta di scegliere tra Giancarlo Galan e Massimo Cacciari, ma tra due “filosofie amministrative,” io non ho alcuna difficoltà ad accogliere quella che vorrebbe far proseguire i lavori, che poi è anche l’idea di dello storico Gherardo Ortalli e dell’economista bocconiano Francesco Giavazzi. Raccomanderei, a tal riguardo, la lettura dell’editoriale pubblicato sul Corriere di ieri, a firma di Giavazzi appunto, il quale cita abbondantemente Ortalli per stigmatizzare l’orientamento del sindaco Cacciari. Ecco un passaggio dell’editoriale che mi sento di sottoscrivere parola per parola:


Massimo Cacciari è troppo intelligente per non capire ciò che aveva intuito già trent’anni fa Bruno Visentini: il problema di Venezia è politico, non di ingegneria idraulica; quello che manca alla città non sono le opzioni tecniche per salvarla dal mare bensì la capacità di decidere. Il giorno dell’alluvione a Venezia vivevano 130 mila persone, oggi sono meno della metà: ma non eleggono loro il sindaco perché i cittadini di Mestre (la terraferma del Comune) sono tre volte più numerosi. Costoro hanno interessi diversi dalla salvaguardia della città: Venezia affondi pure, purché prima di affondare faccia affluire alle casse del Comune ancora un po’ di denaro pubblico. Per questo motivo Visentini propose un referendum per dividere Mestre da Venezia, ma la separazione non ha evidentemente alcuna possibilità di passare. Una democrazia bloccata. Fra trenta, quarant’anni è matematicamente certo che a Venezia non abiterà più nessuno: rimarranno solo i turisti e i venditori che dalla terraferma giungono in città con il loro ciarpame per raccogliere un po’ della rendita prodotta dal turismo a buon mercato.

Ma il j’accuse dell’editorialista del Corriere non si limita alle questioni di ingegneria idraulica, che poi non sono neanche quelle fondamentali, come si è visto. Ci sono, ad esempio, dei problemini che uno magari non ci pensa, e invece sono serissimi, vale a dire—con rispetto parlando—il guano dei piccioni, le pantegane e la spazzatura. Infine c’è anche la pars construens del ragionamento: una proposta-provocazione del britannico The Observer, che chiama in causa nientemeno che la Walt Disney Corporation, e un’idea niente male un tantino “più europea.” Al posto del sindaco filosofo ci farei un pensierino. E in ogni caso mi associo all'appello di Giavazzi:


Non più un soldo pubblico senza un progetto. Perché se il progetto è solo il turismo a buon mercato allora basta la Walt Disney Corporation. Il parco di Orlando non riceve neppure un dollaro dal governo, anzi fa lauti profitti.




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