January 30, 2008

Marini, ovvero la noia

Come previsto, Napolitano ha incaricato Marini: governo finalizzato alla riforma elettorale. Nessuno scandalo, per carità. Scelta legittima. Ma forse non esattamente «oggettiva». Infatti, a quanto pare, nemmeno tutti i partiti dell’Unione erano per questa soluzione, mentre quelli dell’opposizione erano compattamente contrari.

D’altra parte, con rispetto parlando, forse il modo in cui il Presidente della Repubblica è stato eletto c’entra qualcosa con questa decisione. Napolitano, comunque, tenendo fede alla promessa, ha motivato la sua scelta. In questi termini (il testo integrale è qui):

«La crisi della maggioranza di governo è avvenuta dopo che in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo per una riforma elettorale e per importanti riforme istituzionali. La modifica della legge elettorale è stata sollecitata anche da una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale. Per questo ho fatto appello al presidente del Senato di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma e di un governo che sia funzionale all'approvazione di tale progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi».

Marini, a sua volta, ha detto che «nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale». Da cosa derivi questa convinzione non è dato sapere (sondaggi?). Come biglietto da visita—e motivazione per accettare l’incarico—non è un granché, diciamolo. Personalmente, si parva licet, da una persona come Marini mi sarei aspettato qualcosa di più convincente (non voglio dire di più intellettualmente onesto).

Insomma, tutto legittimo, ma che delusione. Che forzatura. E, soprattutto, che noia. I punti esclamativi non li metto di proposito. Buona notte.



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Giustizia e verità vorrebbero ...

In trepida attesa di una decisione di Napolitano che sembra abbastanza scontata, occupiamoci di storia—anche se recentissima—attingendo a piene mani alla cronaca di queste ore e di questi giorni (non tutto ciò che è cronaca diventa storia, naturalmente, ma solo gli eventi registrati dalla cronaca possono fare la storia).

E’ di queste ore, anzi, di questi minuti, una notizia sul caso Sme: assolto Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio. Conclusione scontata, d’accordo, giacché una legge del 2002 ha abolito il reato. Sono i tempi “biblici,” tuttavia, che lasciano perplessi, come si evince dalla dichiarazione dell’avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini:

«Una sentenza che arriva in ritardo di sei anni, alla fine di un processo che la Procura e il Tribunale di Milano avevano fatto di tutto per evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di giustizia europea. I giudici europei e la Corte Costituzionale avevano detto che la modifica di legge dell’aprile del 2002 era corretta e rispondente alle direttive comunitarie per cui a Milano sono stati costretti, sia pure in ritardo, a celebrare un processo scomodo che è finito come doveva finire».

Un passo indietro di qualche giorno: la crisi di governo. La “Giustizia” c’entra ancora una volta. In che senso l’ha spiegato egregiamente Giuliano Ferrara sul Foglio di sabato scorso. Chi non avesse presente il ragionamento può dare un’occhiata anche al video della puntata di Otto e mezzo del giorno prima, quella esilarante in cui un Massimo Cacciari incontenibilmente insofferente si scaglia contro i “dieci minuti, cronometrati” dell’introduzione di Ferrara. In sostanza (cito dal Foglio):


Ciò che noi foglianti diciamo e ridiciamo da oltre quindici anni, che la magistratura fa politica, che i media le tengono corrivamente bordone, che in nessun paese del mondo […] si fa così, bè, quello che vi diciamo e ridiciamo da anni è semplicemente vero.

Tutto bene, tutto chiaro (per chi vuol capire). I governi italiani cadono sotto i colpi della magistratura, ecc., bisogna fare qualcosa, ecc., ecc. Quel che il Ferrara-pensiero non contempla, a mio modestissimo avviso, è la circostanza che i magistrati non siano sempre così potenti. La Forleo e De Magistris, per esempio, sono stati “stoppati.” E ancora: anche chi riesce nell’intento di mettere sotto processo la politica non sempre gode della simpatia e della solidarietà della magistratura o degli ambienti vicini a quest’ultima. L’ex pm D’Ambrosio, per esempio, ha stigmatizzato pubblicamente chi ha ordinato gli arresti domiciliari per la moglie di Clemente Mastella. Cosa significa questo? Banalmente, rozzamente, o come si voglia dire, l’impressione è, purtroppo, che ci siano due pesi e due misure: per chi attacca il centrodestra, la gloria, a chi tocca il centrosinistra, la gogna (quando non l'altolà).

Questo lo dico anche, ma non solo, per la stima che ho per Clementina Forleo, di cui tutto si può dire meno che “faccia politica,” essendosi limitata a formulare in termini rigorosamente giuridici ciò che anche la persona più sprovveduta in materia, basandosi sul semplice buon senso, pensava e pensa sul caso di cui la gip milanese si stava occupando prima che l’inchiesta le fosse strappata di mano.

Insomma, Giuliano Ferrara ha ragione sulla magistratura e sui giornali, ma sbaglia quando non “distingue,” o quando se la prende con “il petulante Beppe Grillo,” che si comporterebbe come certa stampa smaccatamente di parte. Grillo, infatti, è tutto sommato un cane sciolto, e qualche volta ha ragione, come e quanto, forse, gli autori del best seller La Casta.

Si renderebbe un servizio alla verità se quest’ultima venisse onorata con maggiore completezza: raccontare una verità dimezzata è senz’altro meglio che raccontar balle o lasciare che si creino “mostri” ad uso e consumo di “folle inferocite,” e il tutto per sbarazzarsi degli avversari politici o almeno per raccattare un po’ di voti, ma a qualcuno non basta neanche questo. Soprattutto a chi vorrebbe mettere un argine, una volta per tutte, allo strapotere della magistratura, che è davvero una questione centrale della nostra malconcia democrazia.



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