July 11, 2007

Decidere.net

Firmare non lo firmo, perché mi pare troppo o troppo poco, a seconda dell’angolo visuale da cui ci si pone. Un link lo metto più che volentieri, perché se non si premiano e non si scommette sulle buone intenzioni—quando sono correttamente manifestate e portate avanti—non si fa nessun passo avanti. Gli auguri glieli faccio di cuore, perché c’è bisogno di iniziative che vadano al di là di rigide contrapposizioni precostituite (di schieramento e non solo): Decidere.net.



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Se Melloni attacca il Papa avra' le sue ragioni ...

Lo storico cattolico Alberto Melloni attacca duramente, attraverso Il Riformista, il Motu Proprio di Benedetto XVI che stabilisce la libertà dei fedeli di chiedere ai propri parroci (e non più ai vescovi) la celebrazione della messa in latino, quella "spalle al popolo" che si avvale del Messale di san Pio V rivisto nel '62. Liberissimo di farlo, naturalmente, del resto la decisione del Papa è di quelle che lasciano il segno, e dunque non possono piacere a tutti. Quel che lascia perplessi, però, è la scelta delle argomentazioni. In particolare queste (di seguito, le mie considerazioni):


«Secondo me il papa ha agito come uno di quei professori del liceo che quando ha di fron­te dei casi "disperati", decide di dare loro un 6 politico per promuoverli nonostante non se lo meritino. Ecco, il papa col Motu Proprio dell'al­tro giorno ha voluto dare ai lefebvriani un 6 po­litico in liturgia: promossi nonostante tutto».

E chi lefebvriano non è mai stato, come il sottotoscritto, e ciononostante condivide la decisione del Pontefice? E’ totalmente irrilevante?

«Il concilio di Trento volle andare contro il soggettivismo e il relativismo propri del protestante­simo ma oggi, tornando al rito tridentino, è proprio il relativismo (il fatto che ognuno possa partecipare alla messa che vuole) che viene messo in campo. Quanto al Vatica­no II, poi, credo che Ratzinger contraddica in questo modo la lettura che egli diede nel fa­moso discorso del 22 dicembre 2005. Qui parlò della necessità di leggere il Vaticano II in continuità con la tradizione passata e non come una rottura, ma chi ha tradito la Chiesa e quindi ha creato una frattura sono stati pro­prio gli scismatici lefebvriani, mica altri».

Come sopra. Inoltre, appunto, a chi lefebvriano non è mai stato, ecc., ecc., non sembra che il tradimento di Lefebvre sia una ragione sufficiente per non consentire al credente di scegliere liberamente a quale messa assistere. Sul “relativismo” ogni commento mi sembra superfluo.

«Diciamolo chiaramente: è grazie al Vaticano II che la fede ha potuto con­tinuare a essere trasmessa. È grazie alle messe celebrate magari con tanto di "schitarrate" strampalate, con le chiese illuminate da neon "da Ipercoop" e in luoghi dall'architettura for­se non proprio ortodossa, che quella poca fede che è rimasta nel popolo è stata salvaguardata. Cosa hanno fatto, invece, gli scismatici lefebvriani per la fede della Chiesa? Poco o niente. E adesso che il papa concede loro questo Motu Proprio ecco che ri­spondono con un comunicato come se avessero ottenuto una vittoria do­po anni di resistenza e di lotta».

Come sopra. Inoltre, a chi di Lefebvre non può importare di meno e cinonostante ecc., ecc., potrebbe invece interessare, e molto, capire in forza di che cosa Melloni può affermare che “la fede ha potuto con­tinuare a essere trasmessa” grazie alle messe celebrate a suon di schitarrate, ecc. Comunque, diciamolo francamente, se Melloni ha maturato un convincimento così netto avrà sicuramente le sue ragioni, magari molto soggettive. Forse così soggettive da non poter essere facilmente condivise né adeguatamente spiegate.



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