December 10, 2007

Il relativo del satiro (e l'assoluto del satireggiato)

E’ stata, quella del Satiro, una buona trovata, avendo meritato l’ottima risposta del Satireggiato che si legge oggi su Repubblica. Non che tutto sia condivisibile, però, a cominciare dalla scelta degli Exempla, almeno due dei quali—Benigni e Forleo—era meglio che non venissero accostati all’epurato, ma all’ingrosso si può dire che i conti tornano, ad abundantiam. In particolare, ho apprezzato questo passaggio:

Il fondamento di una democrazia ormai sfasciata e sgangherata come la nostra è questo: Dio è relativo, è un culto privato, invece la libertà assoluta, è l'unico culto pubblico ammesso. E' noto che non sono d'accordo con questa impostazione e che penso sia vero il contrario. Ci sono criteri di valore e di vita non negoziabili, e pubblici per definizione anche al di là della fede religiosa o civile confessata, e invece la libertà, che prediligo e vorrei la più ampia possibile in ogni situazione della mia esistenza e di quella degli altri, è relativa. Culturalmente non sono spinoziano, sono cattolico romano. E' dunque naturale che io la pensi così. "Che c'entra?", direte. C'entra, c'entra.

Perché ogni discussione sulle esperienze limite, e l'esercizio crudele della satira è una di queste esperienze, è una discussione sulla libertà e sui termini del suo esercizio. Il comunicato de La7 ha fissato un limite, e la società vive anche di limiti. E' culturalmente la stessa cosa di un divieto alla produzione sperimentale e assassina di embrioni, ha lo stesso valore linguistico pur trattandosi in questo caso di faccende per fortuna effimere.

Già, che un limite debba esservi è poco ma sicuro, ma che, in effetti, siano “faccende effimere” quelle che hanno offerto lo spunto per tali giuste considerazioni, non v’è parimenti alcun dubbio. E sarà bene tenerlo a mente, nella foga delle polemiche.



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