February 6, 2008

Figlio di tre genitori

Dunque, siamo arrivati anche a questo: un figlio procreato da tre genitori. Ora, penso proprio che, di fronte ad annunci come quello di alcuni ricercatori dell'università di Newcatsle, in Inghilterra, non vi sia altra scelta che disporsi ad una riflessione pacata e aliena da pre-giudizi e idiosincrasie (personali e “ideologiche”) di qualsiasi segno.

Da questo punto di vista credo che l’intervento di Angelo Vescovi—scienziato con un curriculum vitae di tutto riguardo, attualmente con-direttore dell' "Istituto di ricerca sulle cellule staminali", Dibit, H.S. Raffaele, Milano—sul Giornale di oggi sia esemplare.

La disamina della questione, ancorché molto schematica, mi sembra particolarmente convincente sia nelle premesse, sia nelle argomentazioni. E nelle conclusioni: l'ossessione di avere un figlio a tutti i costi è il “vero tema fondamentale su cui andrebbe aperto un dibattito.”

February 5, 2008

Auguri, Clementina

Clementina Forleo, evidentemente, ha stufato. Chi? Il Csm, naturalmente. Infatti si apprende oggi che la Prima Commissione dell’organo di autogoverno della Magistratura ha deciso all'unanimità di muovere un'altra accusa—sempre nell'ambito della procedura di trasferimento d'ufficio, risalente al 4 dicembre scorso, per “incompatibilità ambientale e funzionale”—nei confronti del gip milanese. La Forleo, come riferisce il Corriere e vari altri organi di informazione, avrebbe «personalizzato» le sue funzioni, interessandosi troppo, e ben al di là del suo ruolo istituzionale, al procedimento sulle scalate bancarie.

Che dire? Probabilmente la “trappola” in cui la Forleo è caduta è di tipo emotivo. Molto battagliera, ma anche molto giovane, ha reagito allo stress del suo isolamento istituzionale lasciandosi andare a pubbliche dichiarazioni circa presunte intimidazioni nei suoi confronti da parte di «soggetti istituzionali» e pressioni provenienti da non meglio specificati «poteri forti» affinché desse un taglio ai procedimenti di cui si occupava da gip. Ebbene, il Csm le rinfaccerebbe che tali accuse sarebbero rimaste «prive di riscontro». Dunque, la gip avrebbe creato creato «infondati allarmi» nella pubblica opinione.

Contropiede riuscito, si direbbe. Difficilissimo provare le pressioni, che sono ovviamente e immancabilmente sottili e ambigue—ché altrimenti il «potere» non sarebbe più il «potere» e chiunque potrebbe permettersi il lusso di sparlarne in libertà. Facile, invece, cogliere in fallo chi non ha dimestichezza con il linguaggio “polisemico,” se così si può dire, dei potenti. Qualcuno ricorda come Padre Cristoforo, nei Promessi Sposi, racconta al povero Renzo—che vuol sapere che diavolo ha risposto, il suo persecutore, al volenteroso frate—l’esito infausto del suo colloquio con don Rodrigo?

Le sue parole, io l'ho sentite, e non te le saprei ripetere. Le parole dell'iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile. Non chieder più in là. Colui non ha proferito il nome di questa innocente, né il tuo; non ha figurato nemmen di conoscervi, non ha detto di pretender nulla; ma... ma pur troppo ho dovuto intendere ch'è irremovibile. [Cap. VII]


Povero Renzo, povera Clementina: che guaio non aver letto il capolavoro manzoniano! Circostanza invero inevitabile nel primo caso, ma non, ahimè, nel secondo. Una cosa è pressoché certa: chi ha letto (con attenzione) il romanzo può ricavare da questo e da altri brani un’interessante lezione circa il come bisogna parlare e come non bisogna parlare, quel che si può dire (e come, quando e a chi) e quel che si può solo lasciar intuire tra le pieghe del discorso!

E la sostanza? Vale a dire il sospetto più che legittimo, se non doveroso, sui fatti all’origine di tutto? Chi se ne importa. O meglio, importa e come, ma, c’è da supporre, non sempre ed esattamente nel senso della giustizia e del suo corso naturale. Auguri, comunque, a Clementina Forleo, che si è procurata nemici che la sanno lunga. «Nemici», sia ben chiaro, in senso “tecnico,” poiché tutti, fino a prova contraria, sono persone dabbene, cioè uomini d’onore. Ed essi dicono che Clementina fu ambiziosa (o avventata, o che esagerò, ecc.): quel che ci vuole è rispetto, rispetto, rispetto. Auguri.

February 4, 2008

Comunicazione di servizio

Grandi lavori su WRH. Ho approfittato di una domenica piovosa per aggiornare il template di Blogger (che è ancora del vecchio tipo). Ovviamente è un lavoraccio, e quindi non ho ancora finito, ma forse in giornata riesco a completare l'opera. Dunque, niente post per oggi (almeno). A risentirci.

February 1, 2008

Giuliani's fall (updated)


I confess: I’m still trying to understand what happened with Rudy Giuliani’s campaign. So I’m writing this post as an attempt to clarify, first and foremost, things to myself.

The New York Times, as well as many other newspapers and commentators, are most likely right: when, by late December, Rudy Giuliani decided to formally abandon plans to run hard in and perhaps win New Hampshire or Michigan, he made a huge mistake. “With this decision—write Michael Powell and Michael Cooper—he consigned himself to the media shadows during weeks of intensive coverage.” Furthermore, “no one had won an election by essentially skipping the first four or five caucuses and primaries.”

Yet, according to another observer,

the myth that he spun about not really competing in the early states where he had fared so badly was just that, a fairy tale. He visited New Hampshire 56 times last year. In December he lavished television advertising there and saw nothing back from it.
He gambled everything on Florida, in other words, because he had no choice. When his rivals did show up, straight after the South Carolina contest, the old Rudy had already vanished.

Not very different from what Giuliani himself thinks about his own controversial move: if it is true that “the strategy of ‘focus on Florida,’ didn’t work,” he said, it is also true that “it was in fact the only strategy available to us.”

Asked about his mood, Giuliani said,

“You feel a sadness that it's over because you want to win. And more than that you want to believe that what you can do is exceptional or its unique, that you can provide the kind of leadership that isn’t available. So there is a sadness about that.”

However, when Rudy Giuliani dropped out of the presidential race and endorsed Senator John McCain Wednesday night, there was no space for pessimistic moods in his drop out speech:

A New York Republican named Teddy Roosevelt once said “aggressive fighting for the right is the noblest sport the world affords.”

Like most Americans, I love competition. I don't back down from a principled fight. But there must always be a larger purpose. Elections are about more than just a candidate. Elections are about fighting for a cause larger than ourselves. They are about identifying the great challenges of our time and proposing new solutions. Most of all, they are about handing our nation to the next generation better than it was handed to us.Although we were unsuccessful in our endeavor, the fight to strengthen America goes on.

Our nation's next President must understand and make a commitment to keep us on offense in the Terrorists' War on Us. He must understand that stimulating our economy requires cutting taxes, because you make better decisions with your money than Washington bureaucrats. He must be committed to ending illegal immigration and securing our borders. And he must use free-market principles to make health care more affordable for all Americans.

I believe John McCain is that man. He is the right leader to move us forward, unite our party and transform Washington. I hope that you will join me in supporting him to be the next President of the United States.

As I look forward to the road ahead, I am optimistic because I believe America's best days are still to come. Our country has a bright future, but we must work together to ensure that our shared prosperity creates new and better opportunities for us all.


Not a bad way, in my opinion, to leave the stage.

Ok, that’s all, I’m afraid. And I obviously don't think my attempt to clarify to myself what happened was successful. But perhaps reading the future is easier than reading the past … so, about Giuliani’s personal future, here is a plausibile hypothesis (in yesterday’s Kansas City Star):

He won't be president, but what about Homeland Security chief Rudy Giuliani or even Gov. Giuliani?
Despite the collapse of his White House bid, experts say Giuliani has not lost his political luster and could end up in a Republican Cabinet or even run for elective office again one day.

“You're as good as your last election, but you're not out until you're dead,” said Henry Stern of New York Civic, a good-government group, who served as Giuliani's parks commissioner. “I think Rudy is very much alive, whether people like it or not.”
[…]
“He drops out, endorses McCain, McCain becomes the president, Rudy could be a Cabinet appointee; he could be homeland security chief, he could be attorney general,” said Douglas Muzzio, a political science professor at Baruch College. “His electoral life is over, but not necessarily his political life.”


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UPDATE February 2, 2008 — 12:05 am

When I wrote the above I hadn't yet read this Time Online article:

In part, it occurred because his initial apparent strength was thoroughly misleading. A year ago, John McCain was the early favourite for the Republican crown and many analysts wondered if Mr Giuliani would be prepared to set aside his extremely lucrative career on the speaking and advisory circuit to launch an improbable bid for the Oval Office. He did and benefited when Mr McCain, demonstrating customary courage and contempt for expediency, called for more troops to be sent to an unpopular war in Iraq and supported a reform of immigration law that had much merit but few friends in conservative circles. He paid the price then, but has reaped rewards later. Mr Giuliani, the only other well-known Republican at that stage, assumed his mantle. It was, though, an illusory status. It had yet to be tested where it counted, in the white heat of elections.
It is a further tribute to this compelling, extraordinary and quite wonderful caucus and primary season that when that moment came, ordinary Republicans took another glance at Mr Giuliani and decided that he was not the man to be their champion.

January 30, 2008

Marini, ovvero la noia

Come previsto, Napolitano ha incaricato Marini: governo finalizzato alla riforma elettorale. Nessuno scandalo, per carità. Scelta legittima. Ma forse non esattamente «oggettiva». Infatti, a quanto pare, nemmeno tutti i partiti dell’Unione erano per questa soluzione, mentre quelli dell’opposizione erano compattamente contrari.

D’altra parte, con rispetto parlando, forse il modo in cui il Presidente della Repubblica è stato eletto c’entra qualcosa con questa decisione. Napolitano, comunque, tenendo fede alla promessa, ha motivato la sua scelta. In questi termini (il testo integrale è qui):

«La crisi della maggioranza di governo è avvenuta dopo che in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo per una riforma elettorale e per importanti riforme istituzionali. La modifica della legge elettorale è stata sollecitata anche da una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale. Per questo ho fatto appello al presidente del Senato di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma e di un governo che sia funzionale all'approvazione di tale progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi».

Marini, a sua volta, ha detto che «nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale». Da cosa derivi questa convinzione non è dato sapere (sondaggi?). Come biglietto da visita—e motivazione per accettare l’incarico—non è un granché, diciamolo. Personalmente, si parva licet, da una persona come Marini mi sarei aspettato qualcosa di più convincente (non voglio dire di più intellettualmente onesto).

Insomma, tutto legittimo, ma che delusione. Che forzatura. E, soprattutto, che noia. I punti esclamativi non li metto di proposito. Buona notte.

Giustizia e verità vorrebbero ...

In trepida attesa di una decisione di Napolitano che sembra abbastanza scontata, occupiamoci di storia—anche se recentissima—attingendo a piene mani alla cronaca di queste ore e di questi giorni (non tutto ciò che è cronaca diventa storia, naturalmente, ma solo gli eventi registrati dalla cronaca possono fare la storia).

E’ di queste ore, anzi, di questi minuti, una notizia sul caso Sme: assolto Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio. Conclusione scontata, d’accordo, giacché una legge del 2002 ha abolito il reato. Sono i tempi “biblici,” tuttavia, che lasciano perplessi, come si evince dalla dichiarazione dell’avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini:

«Una sentenza che arriva in ritardo di sei anni, alla fine di un processo che la Procura e il Tribunale di Milano avevano fatto di tutto per evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di giustizia europea. I giudici europei e la Corte Costituzionale avevano detto che la modifica di legge dell’aprile del 2002 era corretta e rispondente alle direttive comunitarie per cui a Milano sono stati costretti, sia pure in ritardo, a celebrare un processo scomodo che è finito come doveva finire».

Un passo indietro di qualche giorno: la crisi di governo. La “Giustizia” c’entra ancora una volta. In che senso l’ha spiegato egregiamente Giuliano Ferrara sul Foglio di sabato scorso. Chi non avesse presente il ragionamento può dare un’occhiata anche al video della puntata di Otto e mezzo del giorno prima, quella esilarante in cui un Massimo Cacciari incontenibilmente insofferente si scaglia contro i “dieci minuti, cronometrati” dell’introduzione di Ferrara. In sostanza (cito dal Foglio):


Ciò che noi foglianti diciamo e ridiciamo da oltre quindici anni, che la magistratura fa politica, che i media le tengono corrivamente bordone, che in nessun paese del mondo […] si fa così, bè, quello che vi diciamo e ridiciamo da anni è semplicemente vero.

Tutto bene, tutto chiaro (per chi vuol capire). I governi italiani cadono sotto i colpi della magistratura, ecc., bisogna fare qualcosa, ecc., ecc. Quel che il Ferrara-pensiero non contempla, a mio modestissimo avviso, è la circostanza che i magistrati non siano sempre così potenti. La Forleo e De Magistris, per esempio, sono stati “stoppati.” E ancora: anche chi riesce nell’intento di mettere sotto processo la politica non sempre gode della simpatia e della solidarietà della magistratura o degli ambienti vicini a quest’ultima. L’ex pm D’Ambrosio, per esempio, ha stigmatizzato pubblicamente chi ha ordinato gli arresti domiciliari per la moglie di Clemente Mastella. Cosa significa questo? Banalmente, rozzamente, o come si voglia dire, l’impressione è, purtroppo, che ci siano due pesi e due misure: per chi attacca il centrodestra, la gloria, a chi tocca il centrosinistra, la gogna (quando non l'altolà).

Questo lo dico anche, ma non solo, per la stima che ho per Clementina Forleo, di cui tutto si può dire meno che “faccia politica,” essendosi limitata a formulare in termini rigorosamente giuridici ciò che anche la persona più sprovveduta in materia, basandosi sul semplice buon senso, pensava e pensa sul caso di cui la gip milanese si stava occupando prima che l’inchiesta le fosse strappata di mano.

Insomma, Giuliano Ferrara ha ragione sulla magistratura e sui giornali, ma sbaglia quando non “distingue,” o quando se la prende con “il petulante Beppe Grillo,” che si comporterebbe come certa stampa smaccatamente di parte. Grillo, infatti, è tutto sommato un cane sciolto, e qualche volta ha ragione, come e quanto, forse, gli autori del best seller La Casta.

Si renderebbe un servizio alla verità se quest’ultima venisse onorata con maggiore completezza: raccontare una verità dimezzata è senz’altro meglio che raccontar balle o lasciare che si creino “mostri” ad uso e consumo di “folle inferocite,” e il tutto per sbarazzarsi degli avversari politici o almeno per raccattare un po’ di voti, ma a qualcuno non basta neanche questo. Soprattutto a chi vorrebbe mettere un argine, una volta per tutte, allo strapotere della magistratura, che è davvero una questione centrale della nostra malconcia democrazia.

January 29, 2008

Meglio votare subito

Pare ormai quasi certo: si va al voto. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non hanno lasciato molto spazio ad altre ipotesi. D’altra parte, il primo, in materia di riforme, ha detto una cosa che mi sembra abbastanza ovvia: «Non abbiamo cambiato idea. Ma non è possibile pensare di attuare riforme importanti in tempi brevi». E chi si esprime diversamente farebbe bene a rifletterci su un po’ meglio—a meno che non dica una cosa e ne pensi un’altra, per motivi che non voglio indagare …

Certo, forse una “riformetta,” frutto di un semplice gentlemen agreement, che rimettesse il voto di preferenza o introducesse qualche altro ritocco ci potrebbe anche stare, accontentando chi proprio non riesce a digerire il “porcellum.” Ma, nella situazione disastrata del dibattito politico attuale, la cosa sembra piuttosto utopistica. Dunque, meglio votare.

Quel «non abbiamo cambiato idea», in ogni caso, è importante, perché significa che, secondo il capo di Forza Italia (o come si deve chiamare, al momento, il suo partito), dopo le elezioni il dialogo con Veltroni può e deve continuare. Questo, personalmente, credo sia l’essenziale. E Walter Veltroni, a mio avviso, farebbe bene ad accontentarsi della prospettiva, senza chiedere agli avversari ciò che lui stesso, al loro posto, con ogni probabilità non potrebbe né vorrebbe concedere.

January 27, 2008

Holocaust Memorial Day 2008

Today is a good day. We look around like blind people who have recovered their sight, and we look at each other. We have never seen each other in sunlight: someone smiles. If it was not for the hunger!

For human nature is such that grief and pain - even simultaneously suffered - do not add up as a whole in our consciousness, but hide, the lesser behind the greater, according to a definite law of perspective. It is providential and is our means of surviving the camp. And this is the reason why so often in free life one hears it said that man is never content. In fact it is not a question of a human incapacity for a state of absolute happiness, but of an ever-insufficient knowledge of the complex nature of the state of unhappiness; so that the single name of the major cause is given to all its causes, which are composite and set out in an order of urgency. And if the most immediate cause of stress comes to an end, you are grievously amazed to see that another one lies behind; and in reality a whole series of others.

So that as soon as the cold, which throughout the winter had seemed our only enemy, had ceased, we became aware of our hunger; and, repeating the same error, we now say: "If it was not for the hunger!..."

But how could one imagine not being hungry? The Lager is hunger: we ourselves are hunger, living hunger.

—Primo Levi, If This is a Man


Primo Levi's greatness as a writer is no doubt complex, made up of several different qualities. But partly it comes, I think, from his ability to convey that, when real evil is done by people to other people, it is bottomless. Though it needs to be explained so far as we are able to, it cannot be contained by its explanation or redeemed by it.

—Norman Geras, normblog

January 24, 2008

Un nuovo quotidiano

[N]on è la politica in sé ad aver fallito, ma il suo modo di essere, il suo schiacciamento sul presente, la sua incapacità di alzare lo sguardo verso il futuro indicando ricette e soluzioni. È l’inizio di un lavoro che ci impegniamo a portare avanti lungo due parole-chiave: la serietà e la responsabilità. Quella stessa serietà e quella stessa responsabilità che chiediamo alle classi dirigenti di un Paese in affanno.
(Dall'editoriale del direttore di Liberal, oggi al suo primo numero)

Auguri al nuovo quotidiano e al suo vice direttore, Andrea Mancia, cittadino di TocqueVille.

Nunc est bibendum

156 sì, 161 no. Prodi ha chiuso, i problemi restano. E abbiamo già perso un mucchio di tempo. Che si vada subito al voto oppure no, è una scelta affidata alla saggezza di una classe dirigente che, nel suo complesso, è sull’orlo della bancarotta e tanto saggia, a dire il vero, non ha finora dimostrato di esserlo. In altre parole, uno non fa in tempo a tirare un lungo sospiro di sollievo, e un senso di liberazione, ehm, quasi un’euforia …, lo invade, ed ecco che subito è richiamato alla dura realtà. Un brindisi, comunque, ci sta:

Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

January 23, 2008

'When I Get Where I'm Going'


Since the beginning, God and country music have gone together like fiddles and steel guitars. But now, there's a particularly strong wave of faith-based, Nashville sounds. As David Fillingim—the author of Redneck Liberation: Country Music as Theology—puts it, there have been a lot of songs

“that are just kind of straight gospel songs, that a few years ago would have only been played on the Christian radio stations, and now they're being recorded by the biggest country singers.”

And the main reason why this is so—as Sandi Dolbee wrote in an article published in The Paramus Post, a local news and lifestyle magazine based in Paramus, New Jersey—is that listeners love these songs:

“The level of passion that we see on these songs, especially like 'Jesus, Take the Wheel' and 'When I Get Where I'm Going' (Brad Paisley's heavenly hit), is overwhelming,” says Mike O'Brian, program director for US 95.7, one of San Diego's two FM country music stations. "I think these songs offer people hope - like blessed assurance."
[…]
Ditto for rival station KSON/97.3. “Country music is a values-based music,” says KSON's program director, John Marks. “Those who share those values gather around the format because it's safe for the children, it's lyrically driven and it's about things that people in real life deal with every day - losing a love, finding a love, breaking up, dating, everyday life.”Neil Haislop, a veteran county radio producer and writer in Los Angeles, points out that the audience isn't just Christian, it's pretty conservative Christians. “They believe in a Christian God and a fairly strict one.”

Hot young country singer Brad Paisley is in this wavelength (religion & traditional values), as can be heard in many of his songs, such as, for instance, “He Didn't Have To Be” (album: Who Needs Pictures, 1999), “Love Is Never-Ending” (Time Well Wasted, 2005), “Letter To Me,” and “When We All Get To Heaven” (5th Gear, 2007). With his style crossing between traditional country and pop-rock, he has made, in my opinion, some of the most interesting albums in the genre in the recent years.

In the YouTube video Brad Paisley is singing “When I Get Where I'm Going,” the song, from the above mentioned Time Well Wasted album, which gave him the fifth #1 of his career (March 2006).

From Wikipedia:

The video of this song features footage of Paisley singing in a forest, as well as home movies of Brad with his granddad, Warren L. Jarvis. He also holds up photos of himself with Jarvis and his aunt Rita Takach. The extended version of the video ends with Jarvis in a home movie saying "Come on in and rock a while!" and Brad smiling when he looks up from his guitar playing and sees this. It also features many different people holding photographs of loved ones who have presumably died. Two notable people featured in this video are Michael Reagan, who is shown holding a photograph of his father Ronald Reagan, and Teresa Earnhardt, who is shown sitting in front of a painted portrait of her husband, the late NASCAR driver Dale Earnhardt. Although she does vocals on the song, Dolly Parton is not shown singing in the video. However, she is shown holding a picture of a her grandfather, Rev. Jake Owens, who'd died a few years earlier. She kisses her hand then touches the photograph in this scene. John Carter Cash is featured holding a photo of his parents, Johnny Cash and June Carter Cash. Various unknown people hold up photos of relatives who have passed on throughout as well.



Italian Government (probably) on the brink of collapse

“Poor Romano Prodi,” wrote the Financial Times on Sunday, “the year began badly for Italy’s slightly dishevelled but quietly effective prime minister.” I have got to confess that after reading the article I realized that I had lost something—something very important—during the last eighteen months, that is since April 2006, when Prodi returned to power by stitching together—as pointed out in the article—“an improbable patchwork coalition of nine squabbling parties, including communists, greens, and Catholics” (to whom I would add fiercely anticlerical ultra-secularists, moderate conservatives, free traders and libertarians).

As a matter of fact, I wonder how was it possible that I (as well as Bank of Italy’s Governor Mario Draghi!) had not before noticed—even though I do live in Italy!—our Prime Minister’s “quiet effectivess?” As it was not enough, how was it possible that I had not before noticed how heroically our “fiercely-competent” Minister of Finance, Mr Padoa-Schioppa, has been facing during those months “with the legacy of the fiscally-irresponsible Berlusconi government,” and the admirable way he “has begun to regain control of public finances?”

It would be a pity, therefore, to see him go so early, hit by two adverse events, of whom the first widely unexpected, both from the southern region of Campania:

a vesuvian eruption in the ongoing crisis of Neapolitan refuse collection, and the resignation of Clemente Mastella, Justice Minister, after he and his wife were hit by corruption allegations concerning appointments at a state hospital near Naples.

Obviously neither the Neapolitan people, except their centre-left Mayor, Mrs. Rosa Russo Jervolino, nor the rest of Italy think Mr Prodi bears any responsibility on the waste disposal crisis—even though the 17,000-strong Confturismo association of Veneto region must not have a particular veneration for Mr Prodi, but this is probably due to a disgraceful form of parochialism and economic egoism.
As for the rest of the article—by Martin Rhodes, a professor of comparative political economy at the University of Denver—, a very severe one, but unfortunately no more than what is necessary, I don’t think I have anything to say. Despite Mr Prodi and Mr Padoa-Schioppa, “Italy remains the least well-governed country in Europe.” How could I argue with that?

January 21, 2008

Zitti, per carità ...

No, un momento, ma fino a che le telecamere non me lo mostrano intento a varcare la soglia del Quirinale, per poi uscirne dopo pochi minuti, con un sorrisetto più tirato che mai stampato sul faccione occhialuto, e dichiarare a legioni di giornalisti in trepida attesa che …—alt, non lo dico e non so se più per scaramanzia o per tommasiana incredulità, o meglio ancora per tutt’e due le cose insieme—, beh, mi dispiace ma non ci credo …, che dico? non ci credo finché non lo vedo io, con questo miei occhi, anzi, non ci credo nemmeno se lo vedo, figuriamoci se ci credo, dopo tante fregature, dopo innumerevoli e inenarrabili disillusioni … Zitti, per carità, che nessuno fiati! Vi prego …

January 18, 2008

Senza parole

Mi spiace per gli affezionati lettori, ma il caso Mastella mi ha lasciato senza parole. Quel che so è che Napoli affonda nei rifiuti e che l’economia campana è in ginocchio. Perciò che la magistratura locale si occupi delle raccomandazioni “sanitarie” dell’uomo di Ceppaloni e delle attricette di Berlusconi e Saccà—evitando di metter becco sulle eventuali responsabilità di personaggi ben più “sospetti”—mi sembra un po’ una presa per i fondelli. Ma forse è un limite mio.

Comunque, per restare sullo specifico, ci sono tre articoli che raccomando. Il titolo, curiosamente, è lo stesso: “Così fa tutti.” Gli autori sono Gian Antonio Stella (Corriere), Francesco Merlo (la Repubblica) e Lucia Annunziata (La Stampa). Si tratta di riflessioni piuttosto equilibrate e, mi pare, senza pregiudizi. Mastella non ne esce bene, ma neanche troppo male, e così il magistrato che lo accusa. Così fan tutti, in ogni caso, è un ottimo titolo. Un po’ nauseabondo, d’accordo, però non tanto quanto l’ipocrisia di chi vorrebbe farci credere che no, non è assolutamente vero che così fan tutti.

January 16, 2008

Birmania, la lotta continua


«Il Buddha diceva: “Si deve morire, un gior­no.” Ecco il senso dell'insegnamento del Santo, tradotto nella nostra realtà: siamo pronti a ritornare nelle strade in ogni momento. Siamo pronti al sacrifi­cio per la nostra gente. Non abbiamo paura».

In altre parole, i «soldati delle pagode», cioè i monaci guerrieri birmani, non mollano.
«Noi ab­biamo una missione: regalare ai nostri fratel­li laici quello che abbiamo appreso at­traverso lo studio della vita del Bud­dha. Concetti come amore per il prossi­mo, giustizia, compassione. Del tutto ignorati dalle autorità di questo nostro sfortunato Paese. Per questo crediamo che sia giusto sollevarsi: pacificamen­te».

Questo e molto altro in un articolo di Paolo Salom pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

Wintertime


Plow, naked man! Sow, naked man! Winter is farmer's lazy time.
In cold weather the farmers enjoy their gain for the most part
and they happily prepare feasts for each other.
Friendly winter is inviting and lightens their cares,
as when loaded boats at last reach port
and the happy sailors place crowns upon the sterns.
Still, then is the time to pick the oaken acorns,
the laurel's berries, the olive and the blood-red myrtle;
the time to set traps for cranes and nets for stags;
the time to chase the long-eared rabbits, to smite the does
as you whirl the thongs of a Balearic sling,
when the snow lies deep and the rivers push ice.

...........

Nudus ara, sere nudus; hiems ignava colono.
Frigoribus parto agricolae plerumque fruuntur
mutuaque inter se laeti convivia curant.
Invitat genialis hiems curasque resolvit,
ceu pressae cum iam portum tetigere carinae,
puppibus et laeti nautae inposuere coronas.
Sed tamen et quernas glandes tum stringere tempus
et lauri bacas oleamque cruentaque myrta,
tum gruibus pedicas et retia ponere cervis
auritosque sequi lepores, tum figere dammas,
stuppea torquentem Balearis verbera fundae,
cum nix alta iacet, glaciem cum flumina trudunt.


—Publius Vergilius Maro, Georgics - Book I, 299

Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo

“I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”



Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie. Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un'arma e porta, oltre al trauma in sé, le mutilazioni genitali, le ferite, l'alto rischio di contrarre e diffondere l'AIDS e altre malattie sessuali. Refugees International ha ora rilasciato “Laws Without Justice,” un dossier sull'accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte. Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di "zina", adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia. Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese. Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.

[Dal blog di Italian Blogs for Darfur]

January 15, 2008

Vergognosa vittoria dell'intolleranza

La nota della sala stampa vaticana recita così:

«A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all'Università degli Studi La Sapienza, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio si è ritenuto opportuno soprassedere all'evento. Il Santo Padre invierà, tuttavia, il previsto intervento».

Nell'aula di Scienze politiche dove era in corso un'assemblea dei collettivi, cori di giubilo—informa il Corriere—hanno salutato la notizia della rinuncia del Papa. In un certo senso, gioisco anch’io. Avevamo bisogno di una prova certa dell’intolleranza laicista? Ebbene, l’abbiamo avuta proprio grazie alla rinuncia di Benedetto XVI, che ha del clamoroso. Se il Papa fosse andato comunque—a parte le probabili e imbarazzanti conseguenze, eufemisticamente parlando—gli intolleranti avrebbero perso, mentre è proprio di questa loro vergognosa “vittoria” che c’era bisogno. Perché fosse chiaro a tutti che la libertà di opinione e la laicità della cultura—che della tolleranza non possono in alcun modo fare a meno—sono soltanto un pallido ricordo e che da oggi in poi i cattolici sono ufficialmente dei perseguitati. Appurato questo, abbiamo liberato il campo da un mucchio di ipocrisie. Vi pare poco?

A Sua Eccellenza Dr Ban Ki-Moon

Sottoponiamo alla Sua e alla Vostra attenzione una richiesta di moratoria delle politiche pubbliche che incentivano ogni forma di ingiustificato e selettivo asservimento dell’essere umano durante il suo sviluppo nel grembo materno mediante l’esercizio di un arbitrario potere di annichilimento, in violazione del diritto di nascere e del diritto alla maternità.


Moratoria sull'aborto: ecco la bozza della lettera al Segretario generale dell’Onu che sarà proposta a una dozzina di personalità del mondo della scienza, della cultura e del diritto al di quà e al di là dell'oceano. Al documento, nella sua stesura definitiva, potranno dare la loro adesione quei cittadini europei e americani che lo desidereranno.

January 14, 2008

Tradimenti (updated)

Non essenndo un tuttologo, di ciò di cui non mi occupo con una certa assiduità sono sempre restio a parlare e a scrivere. Però ci sono commentatori e osservatori di cui mi fido, o, se si preferisce, dai quali ho appreso cose un po’ controcorrente, su fatti e circostanze della nostra storia, che mi hanno fatto riflettere e che mi sono sembrate convincenti.

Uno di questi è Lino Jannuzzi, il quale, sul Giornale di oggi, ha detto la sua verità su Bruno Contrada. Un altro è Filippo Facci, il quale, sempre sul Giornale, ha a sua volta detto la sua verità su Bobo Craxi.

Casi e situazioni assai diversi, ovviamente, ma accomunati da un’accusa odiosa: tradimento. Uno, secondo i suoi detrattori, avrebbe tradito lo Stato, l’altro, secondo Facci, avrebbe tradito suo padre.

In entrambi i casi, una lettura attenta è il minimo, credo, che una persona senza paraocchi dovrebbe consentirsi. Quanto alle conclusioni, personalmente mi ritengo fortunato di non essere per nulla tenuto a trarne (neppure "ufficiosamente”). Nel primo caso, più che altro, a causa di una scarsa dimestichezza con la materia, nel secondo, essenzialmente, per qualcosa che assomiglia molto a un sentimento oggi in disuso: il rispetto per i sentimenti (e le tragedie) altrui.

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UPDATE 15.01.08
Segnalo doverosamente la replica di Vittorio (Bobo) Craxi a Filippo Facci, sul Giornale di oggi.